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Siti web per associazioni ed enti del Terzo settore a Cagliari
Realizzo siti per associazioni, ODV, APS ed enti iscritti al RUNTS a Cagliari: per un ente del Terzo settore il sito non è solo comunicazione, è anche il luogo dove la legge chiede di pubblicare certe cose. Si parte da 850 €.
- Sopra 100.000 € di entrate annue vanno pubblicati sul sito gli emolumenti agli organi; sopra 1 milione, anche il bilancio sociale (art. 14 D.Lgs. 117/2017).
- Il rendiconto del 5×1000 va pubblicato sul sito entro 30 giorni dalla scadenza del termine di rendicontazione; se non lo si fa, la norma prevede prima una diffida a regolarizzare entro 30 giorni e poi una sanzione pari al 25% del contributo (art. 8 D.Lgs. 111/2017).
- Il sito deve restare aggiornabile anche quando cambia il direttivo: è un problema pratico, non solo tecnico.
- Si parte da 850 €. Consulenza gratuita di 30 minuti per capire cosa serve davvero alla tua associazione.
30 min, senza impegno
Ti riconosci?
Il sito di un’associazione ha un lavoro in più
Un’impresa usa il sito per vendere. Un ente del Terzo settore lo usa per tre cose insieme: farsi conoscere, raccogliere risorse e — spesso senza saperlo — adempiere a obblighi di pubblicazione che la legge impone davvero. È quest’ultimo punto a fare la differenza fra un sito costruito da chi conosce il settore e uno costruito da chi non lo conosce.
Ti riconosci in qualcuno di questi punti?
- Il sito lo ha fatto un volontario qualche anno fa, e oggi nessuno del direttivo sa più come entrarci per cambiare una data o un numero di telefono.
- Le pagine che dovrebbero raccontare la trasparenza dell’ente — bilancio, cariche sociali, statuto — non ci sono, oppure sono ferme a due anni fa.
- Chi vorrebbe donare o lasciarvi il 5×1000 arriva sul sito e non trova un percorso chiaro per farlo.
- I moduli o le foto che riguardano le persone che aiutate, spesso persone fragili, restano online in un modo che non dovrebbe essere così esposto.
Un ente che deve rendicontare un bando, dichiarare il 5×1000 o semplicemente dimostrare che esiste ed è attivo, ha bisogno di un sito che non nasconda nulla — e che chi resta dopo di me sappia usare senza chiamare un tecnico ogni volta.
Tre caratteristiche
Cosa cambia per un ente non profit
Aggiornabile da chi resta, non da chi lo ha costruito
Un pannello semplice per testi, eventi e foto: lo usa chi fa volontariato nel tempo libero, non serve saper scrivere codice.
In ordine con quello che un ente deve mostrare
Le pagine di trasparenza — bilancio, cariche sociali, statuto — al posto giusto, con una struttura che si aggiorna anno dopo anno invece di essere rifatta da capo.
Pensato per chi dona e per chi chiede aiuto
Un percorso semplice per il 5×1000 e le donazioni, e moduli che trattano con cura i dati di chi è più fragile, raccogliendo solo quello che serve davvero.
Obblighi normativi
Quello che la legge ti chiede di pubblicare sul sito
Per un ente del Terzo settore quello che cambia non è il processo di lavoro, sono gli obblighi. Il modo in cui lavoro sui siti in generale lo trovi nella pagina dedicata.
Emolumenti e compensi
Se la tua associazione supera 100.000 euro di entrate annue, l’art. 14, comma 2 del D.Lgs. 117/2017 impone di pubblicare annualmente e tenere aggiornati, nel proprio sito internet — o in quello della rete associativa a cui aderisci — gli eventuali emolumenti, compensi o corrispettivi attribuiti a chi amministra, controlla, dirige o è associato all’ente.
Il bilancio sociale
Sopra 1 milione di euro di entrate, l’art. 14, comma 1 dello stesso decreto chiede due cose insieme: depositare il bilancio sociale al RUNTS e pubblicarlo sul proprio sito. Riguarda pochi enti — ma chi cresce ci arriva prima di quanto pensi.
Il rendiconto del 5×1000
L’art. 8 del D.Lgs. 111/2017 impone di redigere il rendiconto entro un anno dalla ricezione del contributo e di trasmetterlo, con una relazione illustrativa, entro i 30 giorni successivi. C’è poi l’obbligo che riguarda direttamente il sito: pubblicare sul proprio sito web, entro 30 giorni dalla scadenza di quel termine, gli importi percepiti e il rendiconto, dandone comunicazione all’amministrazione entro 7 giorni. Chi non pubblica riceve una diffida a 30 giorni e poi rischia una sanzione pari al 25% del contributo percepito. L’articolo non fissa soglie di importo sotto le quali l’obbligo di pubblicazione non vale: riguarda chi il 5×1000 lo riceve. Le linee guida ministeriali sull’invio del rendiconto vanno comunque lette nella versione in vigore l’anno in cui si rendiconta.
La conseguenza pratica, quasi sempre più leggera di come te la immagini: la maggior parte delle piccole ODV resta sotto le soglie di emolumenti e bilancio sociale, quindi quei due obblighi spesso non si applicano. Il rendiconto del 5×1000, però, riguarda chiunque lo riceva, indipendentemente dalla cifra — e serve comunque una sezione «Trasparenza» a indirizzo stabile, raggiungibile dal footer, con i documenti in PDF nominati in modo leggibile e datato: un obbligo soddisfatto con un allegato perso in un post del 2019 non è un obbligo soddisfatto.
Raccolta fondi
Donazioni online: cosa serve davvero
Le opzioni concrete sono poche, e vale la pena conoscerne vincoli e differenze prima di scegliere: un IBAN pubblicato con causale (nessuna commissione, ma più attrito per chi dona), un pulsante di pagamento collegato a un circuito online, o l’appoggio a una piattaforma di raccolta fondi. Nomi specifici e percentuali di commissione non li scrivo qui perché i listini cambiano: li verifichiamo insieme al momento di scegliere.
Per chi dona conta anche la ricevuta, non solo il bottone: la detraibilità di un’erogazione liberale a un ente del Terzo settore dipende dalla tracciabilità del versamento e da una ricevuta in regola — un aspetto da definire col tuo commercialista, non con chi ti fa il sito.
Nel progetto, il pulsante «Dona» va in testata e nel footer di ogni pagina, e la pagina della donazione si scrive come una pagina pensata per convincere in pochi secondi, non come una pagina di servizio qualunque.
Bandi
Il sito e i bandi
Due cose diverse, da non confondere. La prima: il costo del sito può rientrare tra le spese ammissibili di un progetto finanziato — dipende dal bando, spesso è una spesa di comunicazione, e serve una fattura con voci separate e date compatibili con il periodo ammissibile. La seconda: molti bandi chiedono che il progetto finanziato venga comunicato pubblicamente, con i loghi degli enti finanziatori ben visibili. Per questo, quando costruisco il sito di un’associazione che lavora spesso con bandi, imposto fin dall’inizio una sezione «Progetti» pronta a ospitare la pagina del progetto finanziato, invece di doverla aggiungere in fretta più avanti.
Privacy
La privacy quando i tuoi utenti sono persone fragili
La fotografia di una persona che riceve un servizio sociosanitario può rivelare, per il solo contesto in cui viene pubblicata, una condizione di salute o di disagio: è un dato personale di categoria particolare, non una foto qualunque. Per i minori il tema si somma a quello della potestà genitoriale.
La conseguenza, per come costruisco il sito, è concreta: liberatorie raccolte e conservate prima di pubblicare qualunque immagine, foto che non identificano quando l’identificazione non serve al racconto, nessun nome nei nomi dei file, sezioni protette da password per i materiali a uso interno, moduli di contatto che non chiedono più dati di quelli necessari.
Non trasformo questo in una consulenza privacy: io realizzo siti, non sono il responsabile del trattamento della tua associazione. Questo è il quadro operativo; la decisione su cosa pubblicare resta di chi risponde del trattamento dei dati.
Accessibilità
L’accessibilità, che per un’associazione non è un dettaglio
Se la tua associazione si occupa di persone con disabilità, un sito che quelle stesse persone non riescono a usare è una contraddizione visibile a chiunque. Non affermo che esista un obbligo di legge generale in questo senso per gli enti del Terzo settore privati — non l’ho verificato, e non scrivo norme che non ho controllato — ma la considero una questione di coerenza con la missione, ed è un requisito che compare sempre più spesso nei bandi.
La prova
Caso vivo

Per Maramao Terapia ODV, che porta la clown-terapia nei reparti pediatrici e forma nuovi volontari con il progetto “Diventa Clown”, ho realizzato il sito online oggi: il percorso per destinare il 5×1000, le informazioni sulle bomboniere solidali che finanziano l’attività, e le pagine che l’associazione aggiorna da sola quando organizza un nuovo evento.
Caso vivo

Per Clares, sindacato che rappresenta lavoratori di enti e agenzie regionali — un pubblico diverso, ma esigenze di aggiornamento e di struttura simili — ho ordinato servizi diversi (CAF, patronati, consulenza agli iscritti) in un’unica struttura chiara, con sedi e orari sempre aggiornabili da chi lo segue.
Quanto costa
Da 850 € il vetrina, da 1.500 € il professionale
Sito vetrina da 850 €, sito professionale da 1.500 €, progetti su misura — più pagine, integrazioni, aree riservate — a preventivo. Sopra i 1.500 € è possibile rateizzare.
Per un’associazione c’è una variabile in più rispetto a un’impresa: la spesa va deliberata dal direttivo, e spesso aspetta un bando o l’arrivo del 5×1000. Ne tengo conto: il preventivo resta valido per un tempo adeguato a una decisione che, giustamente, richiede più passaggi di quella di un singolo imprenditore.
Domande frequenti
Le domande che mi fanno sempre
Il costo del sito rientra tra le spese ammissibili di un bando?
Spesso sì, come spesa di comunicazione o di dotazione strumentale, ma dipende dal bando specifico: alcuni la ammettono per intero, altri solo in parte o con vincoli sulle voci di fattura. Prima di firmare, fatti indicare dal bando quali costi rientrano e in che percentuale, e chiedimi una fattura con le voci separate in modo da renderla compatibile con la rendicontazione.
Rendiconto del 5×1000 e contributi pubblici: basta pubblicarli in una pagina del sito?
Per il 5×1000 sì, in sostanza: l’art. 8 del D.Lgs. 111/2017 chiede di pubblicare sul sito, entro 30 giorni dalla scadenza del termine di rendicontazione, gli importi percepiti e il rendiconto — meglio in una sezione «Trasparenza» a indirizzo stabile che in un post che nel tempo scompare dalla homepage. Per altri contributi pubblici gli obblighi possono variare secondo l’ente erogatore: verificali caso per caso con chi ha erogato il fondo.
Cosa serve per accettare donazioni online sul sito di un’associazione?
Come minimo, un modo semplice per donare (IBAN, pulsante di pagamento o piattaforma dedicata, con vincoli e costi diversi da verificare al momento della scelta) e un modo per rilasciare una ricevuta corretta a chi dona, perché da questo dipende la detraibilità dell’erogazione: è un aspetto da definire col tuo commercialista, non con chi ti costruisce il sito.
Possiamo pubblicare foto, nomi e storie dei nostri beneficiari?
Solo con una liberatoria raccolta prima e conservata, valutando caso per caso se l’identificazione serve davvero al racconto: la foto di una persona che riceve un servizio sociosanitario può di per sé rivelare una condizione di salute o di disagio, che è un dato particolare. Per i minori si aggiunge il tema della potestà genitoriale. Nel dubbio, meglio raccontare senza identificare.
Il sito di un’associazione deve essere accessibile alle persone con disabilità?
Non ho verificato un obbligo di legge generale in questo senso per gli enti del Terzo settore privati, quindi non te lo dico come se lo fosse. Lo tratterei comunque come una coerenza con la missione — soprattutto se lavori con persone con disabilità — e come un requisito che compare sempre più spesso nei bandi.
Quando cambia il consiglio direttivo, come si trasferiscono dominio, caselle e accessi?
Il dominio va intestato all’associazione, non alla persona che in quel momento ricopre una carica: è la prima cosa da controllare se il sito esiste già. In fase di passaggio di consegne, preparo un elenco scritto di tutti gli accessi — dominio, hosting, pannello del sito, caselle email — da consegnare al nuovo direttivo, così il sito non resta ostaggio di chi non è più in carica.
Vuoi un sito che il tuo direttivo possa gestire da solo?
Anche il giorno in cui cambierà chi se ne occupa oggi. Raccontami la tua associazione in 30 minuti: gratis e senza impegno.
30 min, senza impegno · oppure chiama il 329 0791277
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