Quanto costa un sito web a Cagliari (e perché i preventivi vanno da 300 a 5.000 euro)
Un sito web professionale a Cagliari, oggi, parte da 850 euro e per un’attività locale con più servizi da presentare si assesta quasi sempre tra i 1.500 e i 3.000 euro. Sotto i 500 euro non stai comprando un sito: stai comprando un modello grafico riempito in fretta, e il conto vero arriva dopo. Sopra i 5.000 si entra in progetti con e-commerce, gestionali collegati o funzioni su misura.
Questo è il numero, così non devi leggere duemila parole per averlo. Il resto dell’articolo serve a spiegarti una cosa più utile della cifra: perché due preventivi per «lo stesso sito» possono differire di dieci volte, e come si legge un preventivo per capire quale dei due ti sta dicendo la verità.
Il prezzo varia tanto perché non state parlando dello stesso oggetto
Quando chiedi tre preventivi per una ristrutturazione, nessuno si stupisce se le cifre ballano: dipende dai materiali, da quanti muri si toccano, da chi fa il lavoro. Con i siti web succede la stessa cosa, ma con un aggravante — la parola «sito» copre oggetti completamente diversi, e il cliente non ha modo di sapere quale gli stanno vendendo.
Un sito può essere:
- un modello comprato per 40 euro, con dentro il tuo logo e tre foto;
- cinque pagine scritte su misura per rispondere alle domande dei tuoi clienti;
- una struttura con catalogo, prenotazioni, area riservata e collegamento al gestionale.
Sono tre mestieri diversi. Il primo si fa in mezza giornata, il terzo in tre mesi. Il fatto che si chiamino tutti «sito» è un problema del linguaggio, non del mercato.
Le quattro fasce reali, con quello che ci trovi dentro
Le cifre che seguono sono al netto dell’IVA dove dovuta e riguardano il mercato di Cagliari e dell’hinterland, che ha prezzi mediamente più bassi di Milano e più alti di quanto molti si aspettino.
Fascia 1 — sotto i 500 euro: il tema riempito
Chi ti fa questo prezzo compra un template già pronto, sostituisce i testi di esempio con i tuoi, carica il logo e consegna. Non c’è analisi, non c’è scrittura, non c’è ottimizzazione. Nella maggior parte dei casi non c’è nemmeno un incontro vero: ti chiedono i testi e le foto per email.
Quando ha senso: quando ti serve una presenza minima e provvisoria — un professionista che apre partita IVA domani e vuole qualcosa online entro settimana prossima, sapendo che è temporaneo.
Quando non ha senso: sempre il resto delle volte. Il problema non è la qualità grafica, che spesso è dignitosa. Il problema è che un sito così non è progettato per essere trovato, e quindi resta una cartolina che vedi solo tu e i tuoi parenti.
Fascia 2 — da 850 a 1.500 euro: la vetrina fatta bene
È la fascia in cui lavoro io per il sito vetrina, ed è quella giusta per la maggior parte delle attività locali: uno studio professionale, un artigiano, un B&B, un negozio che non vende online.
Dentro ci sono cinque o sei pagine, ma soprattutto c’è il lavoro che non si vede: una pagina per ciascuna cosa che vendi, testi scritti per rispondere a quello che le persone cercano davvero, struttura tecnica in ordine, velocità, versione mobile curata sul serio e non solo «responsive», scheda Google collegata, moduli di contatto che funzionano e che ti recapitano le richieste.
Chi taglia il prezzo qui sotto, quasi sempre taglia una di queste cose: la scrittura dei testi (li fa mandare a te) oppure l’ottimizzazione (li scrive come vengono).
Fascia 3 — da 1.500 a 3.000 euro: il progetto articolato
Qui il sito smette di essere una vetrina e diventa uno strumento di lavoro. Più pagine di servizio, un blog impostato per crescere, un percorso pensato per portare il visitatore al contatto, integrazione con newsletter o CRM, magari prenotazioni online, versione in inglese per chi lavora col turismo, dati strutturati per farsi capire da Google e dagli assistenti AI.
È la fascia di chi ha già un’attività avviata e vuole che il sito produca contatti, non che li riceva per caso.
Fascia 4 — oltre i 3.000 euro: e-commerce e su misura
Vendita online con carrello, pagamenti, spedizioni e gestione ordini. Oppure funzioni che non esistono già e vanno scritte: un preventivatore, un’area riservata per i clienti, un collegamento al gestionale o alla fatturazione elettronica.
Qui la cifra dipende quasi tutta dal numero di prodotti, dalle regole di prezzo e da quante integrazioni servono. Un e-commerce con 30 prodotti e un’unica aliquota IVA è un lavoro; uno con 3.000 prodotti, varianti, listini per rivenditore e regime del margine è un altro pianeta.
Cosa c’è dentro un preventivo, voce per voce
Un preventivo serio si legge come una fattura di un idraulico: si capisce cosa stai pagando. Le voci sono queste, e se un preventivo non le nomina è perché qualcuna non c’è.
- Analisi e progettazione. Chi sono i tuoi clienti, cosa cercano, cosa fanno i concorrenti, quali pagine servono. È la parte che decide se il sito funzionerà, ed è la prima che sparisce quando si tira sul prezzo.
- Struttura e architettura delle pagine. Quante pagine, come si collegano, cosa sta in evidenza.
- Progettazione grafica. Su misura, oppure adattamento di un tema. Sono due voci con due costi: farsele dichiarare non è pignoleria.
- Scrittura dei testi. O li scrive il professionista, o li scrivi tu. Nel secondo caso il preventivo è più basso, ma il lavoro non è sparito: si è spostato sulla tua scrivania, ed è il lavoro più difficile di tutti.
- Realizzazione tecnica. Il montaggio vero e proprio, la versione mobile, la velocità, i moduli.
- Ottimizzazione di base per i motori di ricerca. Titoli, descrizioni, indirizzi delle pagine, dati strutturati, collegamento a Search Console. Non è il posizionamento — è la condizione perché il posizionamento sia possibile.
- Adempimenti legali. Privacy policy, cookie policy, banner del consenso configurato davvero. Non è un dettaglio formale: è la voce che ti espone a una sanzione se manca.
- Formazione e consegna. Un’ora in cui ti si spiega come aggiornare il sito da solo, e la consegna degli accessi. Tutti gli accessi.
I costi che quasi nessun preventivo mette per iscritto
Il prezzo del sito non è il costo del sito. Ci sono spese ricorrenti che esistono comunque, e il momento giusto per scoprirle è prima di firmare.
- Dominio: 15-30 euro l’anno.
- Hosting: da 60-80 euro l’anno per una vetrina, sopra i 200 per un e-commerce o per un sito con molto traffico. Un hosting scadente è la causa numero uno dei siti lenti, e la lentezza si paga in posizioni perse.
- Licenze di plugin e temi: da zero a 300 euro l’anno. Molti siti «economici» sono costruiti su plugin a pagamento la cui licenza è intestata a chi ha fatto il sito, non a te. Il giorno che cambi fornitore, o le ricompri o resti con un sito che non si aggiorna.
- Manutenzione: aggiornamenti, backup, controlli di sicurezza. Si può fare da soli — e nella guida a WordPress spiego come — oppure si affida. Ma non si può non fare: un WordPress non aggiornato per un anno è un sito che prima o poi viene violato.
- Posizionamento e contenuti: è un lavoro a parte, continuativo, che comincia quando il sito è online. Ne parlo per intero nella pagina sul posizionamento SEO a Cagliari.
Perché il preventivo più basso quasi sempre costa di più
Questa è la parte che vale la lettura. Un preventivo molto basso non è una fregatura: è un preventivo incompleto, e il pezzo che manca torna indietro con gli interessi. Nei siti che mi arrivano da rifare, il conto arriva sempre in uno di questi cinque modi.
1. Il sito non è trovabile, e non lo scopri subito. Passano sei mesi, non arriva un contatto, e la spiegazione che ti danno è «il sito serve come biglietto da visita». Non è vero: serve a farsi trovare. Se non lo fa, quei 400 euro non li hai risparmiati, li hai buttati — più i sei mesi.
2. Gli accessi non sono tuoi. Dominio intestato al fornitore, hosting sul suo account, licenze a suo nome. Finché il rapporto va bene non te ne accorgi. Il giorno che vuoi cambiare, scopri che il tuo sito non è tuo. È la situazione peggiore in cui ho visto finire dei clienti, e si previene con una domanda sola, fatta prima: a nome di chi vengono intestati dominio, hosting e licenze?
3. Ogni modifica è a pagamento. Il sito è costruito in modo che tu non possa toccare niente. Cambiare un numero di telefono diventa una richiesta, un preventivo e trenta euro. In tre anni hai speso più del sito.
4. È costruito su fondamenta che non reggono. Temi abbandonati, plugin non aggiornati da anni, codice riempito di funzioni inutili. Quando dopo due anni vuoi aggiungere qualcosa, si scopre che non si può, e si rifà da capo. Hai pagato due volte.
5. Non è a norma. Cookie senza consenso preventivo, privacy policy copiata da un altro sito con dentro il nome dell’altra azienda, modulo di contatto che raccoglie dati senza informativa. Sono le cose che nessuno controlla finché non arriva qualcuno a controllarle.
La regola pratica: un preventivo basso è legittimo quando dichiara cosa non comprende. È un problema quando lascia credere che comprenda tutto.
Le sei domande da fare a chiunque ti faccia un preventivo
Copiale e mandale per email. Le risposte, messe una accanto all’altra, ti dicono più di qualunque portfolio.
- A nome di chi vengono intestati dominio, hosting e licenze? (Risposta giusta: al tuo.)
- I testi li scrivete voi o li devo fornire io?
- Cosa comprende l’ottimizzazione per i motori di ricerca, esattamente?
- Quante revisioni grafiche sono incluse prima che si cominci a costruire?
- Alla consegna ricevo tutti gli accessi, compreso quello di amministratore del sito?
- Cosa succede se tra un anno voglio cambiare fornitore?
La sesta è quella che conta. Chi ha costruito bene risponde senza esitare, perché non ha niente da perdere: il lavoro è tuo e resta tuo.
Come faccio i preventivi io, detto senza giri
Il sito vetrina parte da 850 euro ed è la soglia sotto la quale non prendo il lavoro. Non è un numero commerciale: è il punto sotto cui, per fare le cose scritte sopra, dovrei toglierne qualcuna, e preferisco dire di no.
Da lì in su il prezzo dipende da tre cose sole: quante pagine servono davvero, chi scrive i testi e quante funzioni non standard ci sono dentro. Te lo dico in cifra dopo il primo incontro, per intero, prima che tu decida — non a lavori iniziati.
Sono un professionista che lavora da solo e seguo da quattro a sei clienti alla volta. È il motivo per cui non sono il più economico e il motivo per cui il lavoro sul tuo sito lo fa la persona con cui hai parlato.
Una cosa che ai clienti fa sempre piacere sapere, e che quasi nessun web designer racconta: il costo del sito, nella maggior parte dei casi, è un costo deducibile per la tua attività. Ho scritto una guida dedicata su come si deduce fiscalmente il costo di un sito web, perché prima di fare il web designer ho studiato Economia e questa è una delle poche cose in cui le due competenze si incontrano.
Un modo per non decidere al buio
Se stai raccogliendo preventivi e non sai come confrontarli, mandami quello che hai ricevuto. Non ti dico che è sbagliato: ti dico cosa contiene e cosa no, e cosa ti conviene chiedere prima di firmare — anche se poi scegli un altro.
Se invece un sito ce l’hai già e il dubbio è se rifarlo o sistemarlo, chiedimi l’analisi gratuita: ricevi entro 48 ore un documento scritto sul tuo sito, senza aver speso niente.
Lavoro a Cagliari e nell’hinterland — Quartu Sant’Elena, Selargius, Monserrato, Assemini, Capoterra, Pirri — e con clienti in tutta la Sardegna. Se preferisci parlarne di persona, la prima consulenza è gratuita e dura mezz’ora.
Domande frequenti
Qual è il prezzo minimo per un sito web professionale a Cagliari?
Un sito vetrina fatto come si deve parte da circa 850 euro. Sotto i 500 si comprano quasi sempre modelli grafici riempiti con i tuoi contenuti, senza analisi né ottimizzazione: costano poco perché è stato tolto il lavoro che rende un sito trovabile. Il prezzo non è un indice di qualità in sé, ma sotto una certa soglia certe voci non ci possono stare per aritmetica.
Perché un sito costa 500 euro e un altro 3.000 se sembrano uguali?
Perché la parte che costa non si vede. Due siti possono avere lo stesso aspetto e differire in tutto il resto: chi ha scritto i testi, se esiste una pagina per ogni servizio, quanto è veloce, se è stato impostato per farsi trovare, se sei tu il proprietario di dominio e licenze. La grafica è l’unica cosa che il cliente riesce a confrontare, ed è anche quella che pesa meno sul risultato.
Quali costi ci sono ogni anno dopo aver pagato il sito?
Dominio (15-30 euro), hosting (da 60-80 euro per un sito vetrina), eventuali licenze di plugin o temi (da zero a 300 euro) e la manutenzione, cioè aggiornamenti, backup e controlli di sicurezza. Sono spese che esistono con qualunque fornitore: la differenza è se te le dicono prima o le scopri alla prima scadenza.
Il costo del sito web è deducibile?
Nella maggior parte dei casi sì, se sei un’impresa o un professionista con partita IVA in regime ordinario o semplificato: il modo in cui si deduce dipende dal tipo di sito e dal tuo regime fiscale. Fa eccezione il regime forfettario, dove i costi non si deducono perché il reddito si calcola con un coefficiente. Ne ho scritto in dettaglio nella guida dedicata alla deducibilità del sito web.
Conviene farsi il sito da soli con un servizio online?
Se l’alternativa è restare senza sito, sì. Funziona bene per chi ha un’attività molto semplice, sa scrivere i propri testi ed è disposto a dedicarci qualche giornata. Smette di funzionare quando servono più pagine di servizio, quando conta essere trovati su ricerche contese o quando il sito deve collegarsi ad altri strumenti: lì il tempo che ci metti vale più di quello che hai risparmiato.





