Quanto costa un e-commerce a Cagliari (e perché il prezzo del sito è solo l’inizio)

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Quanto costa un e-commerce a Cagliari? Un e-commerce fatto su misura per un’attività di Cagliari costa, secondo le mie stime di mercato, da circa 2.000 euro per un negozio con un catalogo piccolo e semplice, tra 3.500 e 6.000 euro quando servono varianti, spedizioni a zone o collegamenti esterni, e oltre i 6.000 quando il negozio deve dialogare con un gestionale. Non è un listino: il mio prezzo lo faccio dopo aver visto il catalogo.

La cifra, però, è la parte meno interessante. Un sito vetrina lo paghi e poi costa poco. Un negozio online lo paghi e poi continua a costare ogni mese: una commissione su ogni ordine, licenze che si rinnovano, il tempo che ci metti tu. E se vendi dalla Sardegna, ogni pacco diretto nella Penisola deve attraversare il mare.

Se non devi vendere online ma solo presentarti, ti serve un’altra guida: quanto costa un sito vetrina.

In breve

  • Realizzazione: da circa 2.000 a oltre 6.000 euro, secondo le mie stime di mercato.
  • Ogni anno: hosting adatto a un negozio, licenze delle estensioni, manutenzione.
  • Ogni ordine: una commissione al servizio di pagamento, cioè una percentuale più una quota fissa.
  • Prima del preventivo: il conto di quanti ordini al mese servono a ripagare il negozio.

Le tre fasce di prezzo di un e-commerce

Le cifre sono al netto dell’IVA dove dovuta. Sono stime mie, confrontate con le offerte che professionisti e agenzie della Sardegna pubblicano sui loro siti a ottobre 2026: un listino ufficiale non esiste, e chi te ne mostra uno ti sta mostrando il suo.

FasciaStima di mercatoCosa c’è dentro, di solitoPer chi
Essenziale2.000-3.500 euroQualche decina di prodotti con poche varianti, uno o due metodi di pagamento, spedizioni semplici e ritiro in negozio, condizioni di vendita e recessoNegozio fisico o artigiano che affianca la vendita online, con un catalogo stabile
Strutturato3.500-6.000 euroCatalogo ampio o con molte varianti, filtri, spedizioni a zone, coupon e soglie, collegamento con corriere o fatturazione elettronica, eventuale seconda linguaChi vende già e vuole che l’online diventi un canale vero
Integratooltre 6.000 euroSincronizzazione con gestionale e magazzino, listini per rivenditori, regole IVA particolari come il margine sull’usato, migrazione da un’altra piattaformaAziende con un gestionale, vendita alle imprese, cataloghi di centinaia o migliaia di articoli

Sotto i 1.500 euro si trovano temi già pronti e pacchetti chiusi, con il catalogo da riempire. Per provare a vendere qualche prodotto possono bastare; sappi però che il lavoro tolto dal prezzo è quello che rende il negozio facile da usare e da trovare, e prima o poi qualcuno lo deve fare.

Da 2.000 a 3.500 euro: il negozio essenziale

È il negozio che affianca una bottega vera. Pochi prodotti, descritti bene, pagati con carta, spediti con regole semplici o ritirati al banco.

Quando ha senso: quando il catalogo cambia poco e la vendita online serve a raggiungere chi già ti conosce, o chi ti ha scoperto e non abita vicino.

Quando non ha senso: quando ti aspetti che il negozio trovi clienti da solo. Senza un lavoro per portarci persone, resta una vetrina che nessuno guarda.

Da 3.500 a 6.000 euro: il negozio strutturato

Qui il catalogo è grande o complicato: taglie, colori, formati, prezzi che cambiano con la quantità. Le spedizioni hanno zone e soglie, il corriere riceve gli ordini senza che tu li ricopi.

Quando ha senso: quando vendi già, in negozio o online, e il lavoro manuale sugli ordini comincia a mangiarti le giornate.

Quando non ha senso: quando ancora non sai se online qualcuno comprerà. Conviene partire più piccoli e crescere sui dati.

Oltre 6.000 euro: il negozio collegato al resto dell’azienda

Il negozio smette di essere un sito e diventa un pezzo del gestionale: giacenze sincronizzate, listini diversi per privati e rivenditori, documenti fiscali generati in automatico.

Quando ha senso: quando un errore di magazzino o un ordine ricopiato a mano ti costa più del collegamento.

Quando non ha senso: quando il gestionale non c’è ancora, o non è il caso di toccarlo. Prima si sistema quello, poi il sito.

La regola pratica: il numero di prodotti conta meno di quanto sono diversi tra loro. Cento prodotti uguali sono un lavoro, venti prodotti con varianti, misure e prezzi diversi sono un altro.

Da cosa dipende il prezzo: le cinque domande che faccio prima del preventivo

Che tu scelga un’agenzia o un professionista, il prezzo di un e-commerce lo decidono cinque risposte. Sono le domande che faccio io al primo incontro.

  1. Quanti prodotti hai, e quanto sono diversi? Le varianti moltiplicano il lavoro più del numero di articoli.
  2. Chi carica il catalogo, chi scrive le schede e chi fa le foto? Se lo fai tu il preventivo scende, ma il lavoro non sparisce: si sposta sulla tua scrivania.
  3. Con cosa deve dialogare il negozio? Gestionale, magazzino, corriere, fatturazione: ogni collegamento è un pezzo da progettare.
  4. Chi sono i tuoi clienti? Vendere solo ai privati è più semplice che vendere anche alle imprese, con listini diversi e la partita IVA nel modulo d’acquisto.
  5. Dove spedisci? Solo in Sardegna, in tutta Italia o anche in Europa: tre negozi diversi.

Con queste risposte in mano ti so dire in quale fascia sei, e te lo dico dopo aver guardato, non prima. Le voci che valgono per qualunque sito, dall’analisi ai testi agli adempimenti, le ho elencate una per una in questa guida.

I costi che arrivano dopo la consegna

Il prezzo del negozio si paga una volta. Le voci che seguono, invece, tornano.

VoceQuando si pagaOrdine di grandezza
Dominioogni anno15-30 euro
Hosting adatto a un negozio onlineogni annooltre 200 euro
Estensioni di WooCommerceogni anno, per estensione29-299 dollari, secondo WooCommerce
Commissioni sui pagamentia ogni ordinepercentuale più quota fissa
Manutenzione: aggiornamenti, backup, sicurezzaa canone, o in autonomiadipende dal negozio
Spedizionia ogni collosecondo il contratto con il corriere
Testi legali aggiornatiquando cambiano le regoleprofessionista o servizio dedicato
Portare visite al negoziocontinuativolavoro separato, vedi posizionamento SEO

Le commissioni sui pagamenti: il costo che cresce con le vendite

Ogni servizio di pagamento trattiene una percentuale dell’importo più una quota fissa per ogni transazione. Un esempio, con le tariffe pubblicate al 21 ottobre 2026: un negozio che incassa 2.000 euro al mese in 40 ordini da 50 euro, tutti pagati con carte europee standard.

  • Stripe (1,5% + 0,25 euro): 30 + 10 = circa 40 euro al mese.
  • PayPal, pagamenti commerciali nazionali (3,40% + 0,35 euro): 68 + 14 = circa 82 euro al mese.

Non è una classifica. I clienti scelgono come pagare, e offrire PayPal può valere la commissione più alta. L’esempio serve a una cosa sola: mettere a budget questa voce prima di aprire, perché è l’unica che sale insieme al fatturato.

Le licenze annuali delle estensioni

Il plugin di base di WooCommerce è gratuito. Le funzioni in più (spedizioni avanzate, abbonamenti, collegamenti con altri servizi) arrivano spesso come estensioni a pagamento, con rinnovo annuale. Lo dico anche per i siti vetrina e qui vale il doppio: le licenze vanno intestate a te, non a chi ti fa il negozio. Il giorno che cambi fornitore, un negozio con le licenze a nome d’altri smette di aggiornarsi.

Il tempo

Non compare in nessuna fattura, e per molte attività è la voce più grande. Caricare i prodotti nuovi, preparare i pacchi, rispondere a chi chiede dov’è il suo ordine, gestire un reso. Un negozio online è un secondo punto vendita: ha un orario, ha un magazzino e ha qualcuno che risponde. Se quel qualcuno sei tu, metti a budget le tue ore come metteresti quelle di un commesso.

WooCommerce o Shopify: cosa cambia nei costi

Sono due modelli di costo diversi, non un vincitore e un perdente.

WooCommerceShopify
Cosa paghihosting, estensioni, manutenzioneun canone mensile; a ottobre 2026 Shopify Italia pubblica Basic 27 euro al mese (19 con pagamento annuale), Grow 74 (56), Advanced 384 (289)
Cosa è inclusoil plugin di base, gratuitohosting e aggiornamenti della piattaforma
Pagamentiscegli tu il servizio: Stripe, PayPal, altricon Shopify Payments, sul piano base, 1,9% + 0,25 euro sulle carte online; con un servizio esterno si aggiunge una commissione sul transato
Di chi è il negozioun sito WordPress tuo, sul tuo hostingun abbonamento a una piattaforma

Una premessa che ti devo: io realizzo e-commerce con WordPress e WooCommerce, quindi tienine conto leggendo. Detto questo, Shopify è una scelta sensata se non vuoi occuparti per niente della parte tecnica, se il catalogo è semplice e se non ti servono collegamenti su misura. WooCommerce ha senso quando vuoi che il negozio resti tuo, quando servono regole particolari o quando il negozio deve parlare con altri strumenti che già usi.

Vendere dalla Sardegna: le voci che un preventivo nazionale non vede

Un preventivo scritto a Milano o a Bologna dà per scontate cose che qui non lo sono.

Le spedizioni sono una decisione di progetto, non un dettaglio. Prima di aprire, chiedi al corriere per iscritto quanto costa e quanto tempo richiede un pacco da Cagliari a Milano e uno nel verso opposto, poi decidi se la spedizione la paga il cliente, la paghi tu o la offri sopra una certa soglia. Le regole vanno impostate nel negozio prima del lancio, non dopo il primo reclamo.

Il ritiro in negozio non ha costi di spedizione. WooCommerce lo prevede già: il cliente paga online e passa a ritirare. Per chi vende soprattutto a Cagliari e nell’hinterland (Quartu Sant’Elena, Selargius, Monserrato, Assemini, Capoterra, Pirri) può valere la pena aggiungere anche la consegna in zona, con un prezzo fisso.

I clienti che vengono d’estate tornano a casa. Se vendi prodotti tipici o artigianato, il turista che ti ha conosciuto ad agosto può continuare a comprarti a dicembre. È spesso il motivo più concreto per aprire un negozio online in Sardegna, e va considerato quando si progettano le spedizioni verso la Penisola.

Se vendi alimentari, ci sono regole in più sulle informazioni da dare a chi compra a distanza: chiedile prima di progettare le schede prodotto.

Le regole da conoscere prima di aprire

Ti dico cosa esiste. Come si applica alla tua attività lo conferma il tuo commercialista, e conviene sentirlo prima di progettare il negozio, perché le sue risposte cambiano la configurazione del sito.

  • Il diritto di recesso. Chi compra online da privato ha quattordici giorni per ripensarci senza dare spiegazioni, e per i beni il periodo parte da quando riceve la merce. Condizioni di vendita e modulo di recesso vanno pubblicati dal primo giorno.
  • Come documenti le vendite. Fattura, scontrino o altro: dipende da cosa vendi e a chi. È la prima domanda da fare al commercialista. Quando vendi a un’impresa la fattura elettronica è la regola, e dal 2024 vale anche per chi è in regime forfettario.
  • Le vendite a privati di altri Paesi europei. Sopra i 10.000 euro l’anno di vendite a distanza verso consumatori di altri Paesi UE si applica l’IVA del Paese del cliente, che si può dichiarare tramite lo sportello unico europeo, l’OSS. Se sei in forfettario, chiedi al commercialista come funziona per te prima di aprire le spedizioni in Europa.
  • I testi legali. Condizioni di vendita, informativa privacy, cookie: non li scrive il web designer. Li prepara un professionista o un servizio dedicato; io li metto nel posto giusto e configuro il recesso nel negozio.

Anche il trattamento fiscale del costo cambia da una vetrina a un negozio online: ne parlo nella guida su come si deduce il costo di un sito, che distingue proprio le due categorie.

Ti serve davvero un e-commerce?

A volte la risposta onesta è «non ancora». Tre casi in cui un negozio online rischia di costarti più di quanto ti rende:

  • il catalogo cambia ogni settimana e nessuno ha il tempo di aggiornarlo;
  • vendi pochi prodotti, su appuntamento o su misura;
  • i margini non reggono commissioni e spedizione insieme: se su un prodotto da 30 euro, tolto il costo della merce, restano 4 euro, il conto non torna.

In questi casi spesso basta un sito vetrina con il catalogo e una richiesta d’ordine via modulo o WhatsApp. Costa meno, e le fasce le trovi in questa guida sui siti senza vendita online.

Per tutti gli altri c’è un conto da fare, e lo faccio fare a chiunque mi chieda un negozio. Un esempio con cifre inventate, solo per mostrare il metodo: negozio da 5.000 euro da ripagare in due anni, cioè circa 210 euro al mese; costi ricorrenti fissi di 600 euro l’anno, cioè 50 euro al mese; su ogni ordine ti restano 15 euro, tolti costo della merce, commissione e spedizione. Servono circa 18 ordini al mese per stare in pari, senza contare le tue ore. Con i tuoi numeri il risultato sarà diverso, ma il conto è lo stesso.

La regola pratica: prima di chiedere quanto costa il negozio, fai il conto di quanti ordini al mese servono a ripagarlo.

Come faccio i preventivi per un e-commerce

Per gli e-commerce non ho un prezzo di partenza pubblico, e non per reticenza: dipende dal catalogo, dalle integrazioni e dagli automatismi che servono, e una cifra detta prima di vederli sarebbe un’ipotesi.

Il preventivo è scritto, voce per voce, con quello che è compreso e quello che non lo è. Sopra i 1.500 euro il pagamento si può dividere in più rate. Realizzo i negozi con WordPress e WooCommerce, e alla consegna accessi e licenze sono intestati a te. La manutenzione puoi affidarmela o farla da solo: in entrambi i casi ti spiego come si fa. Il lavoro è descritto nella pagina sulla realizzazione di e-commerce con WooCommerce.

Se un negozio ce l’hai già e il dubbio è se rifarlo, chiedimi l’analisi gratuita del negozio che hai.

Se invece parti da zero, mandami il catalogo (anche un foglio Excel va bene) e ti dico in quale fascia sei. La prima consulenza è gratuita e dura mezz’ora, con il mezzo che preferisci.

Domande frequenti

Quanto costa un e-commerce a Cagliari?

Secondo le mie stime di mercato, un e-commerce su misura parte da circa 2.000 euro per un catalogo piccolo e semplice, sta tra 3.500 e 6.000 euro quando servono varianti, spedizioni a zone o collegamenti esterni, e supera i 6.000 quando deve dialogare con un gestionale. Non è un listino: il prezzo vero dipende dal catalogo.

Quanto costa mantenere un e-commerce ogni anno?

Oltre a dominio e hosting adatto a un negozio online, si pagano le licenze annuali delle estensioni, le commissioni su ogni pagamento, la manutenzione e le spedizioni. La voce più sottovalutata è il tempo: caricare prodotti, evadere ordini e gestire i resi è lavoro quotidiano, e va messo a budget come gli altri costi.

WooCommerce è gratis?

Il plugin di base di WooCommerce è gratuito e non ha canone mensile. Restano a pagamento l’hosting, le estensioni per le funzioni in più, che di solito si rinnovano ogni anno, e le commissioni del servizio di pagamento. In cambio il negozio è un sito WordPress tuo, sul tuo hosting, e non un abbonamento.

Quali commissioni si pagano sui pagamenti online?

Ogni servizio applica una percentuale sull’importo più una quota fissa per transazione. A ottobre 2026 Stripe pubblica per l’Italia 1,5% più 25 centesimi sulle carte europee standard, PayPal 3,40% più 35 centesimi sui pagamenti commerciali nazionali. Le tariffe cambiano: vanno ricontrollate sulle pagine ufficiali prima di aprire.

Si può vendere online in regime forfettario?

Sì, il regime forfettario non vieta la vendita online. Cambiano però alcune regole pratiche: la fattura elettronica, il trattamento dell’IVA, le soglie di ricavo e le vendite verso clienti di altri Paesi europei. Prima di aprire il negozio conviene fissare con il commercialista come documentare le vendite, così il sito si configura nel modo giusto.

Quanti ordini servono per ripagare un e-commerce?

Dipende da tre numeri: quanto costa il negozio, quanto spendi ogni mese per tenerlo aperto e quanto ti resta su ogni ordine dopo merce, commissione e spedizione. Dividi la quota mensile della spesa, più i costi fissi, per il margine di un ordine. Il risultato è il minimo di ordini al mese, prima di contare le tue ore.

Fonti

Tariffe e prezzi verificati il 21 ottobre 2026: cambiano, e vanno ricontrollati a ogni revisione dell’articolo.

Nota sui riferimenti fiscali. Le norme su IVA e redditi stanno passando ai nuovi testi unici: il Testo unico IVA (D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10), che secondo Normattiva sostituisce dal 1° gennaio 2027 il DPR 633/1972 (per esempio l’art. 22, abrogato), e il Testo unico delle imposte sui redditi (D.Lgs. 19 giugno 2026, n. 117), che ha abrogato i commi della L. 190/2014 sul regime forfettario e ne riprende la disciplina al Capo XXI. Per questo nel testo ho indicato solo i principi e nessun numero di articolo fiscale: la numerazione cambierà, il consiglio di sentire il commercialista no.

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